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"Mi sono trovato anche stavolta molto bene, pure la colazione. Il ragazzo che lavora..."
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Approfondimenti storici

Le origini e l’età romana
L’antica leggenda fa di Antenore, mitico eroe troiano che guidò i Veneti nella loro trasmigrazione dall’Asia Minore in Italia, il fondatore di Padova nel 1184 a.C. Tuttavia, le tracce archeologiche più antiche risalgono al XI sec. a.C., in corrispondenza all'odierno centro di Padova. Rappresentando uno dei principali centri della cultura paleoveneta, l'antica Padova sorse all'interno di un'ansa del fiume Brenta che, fino al 589, scorreva nell'alveo dell'odierno Bacchiglione.
Già a partire dal 226 a.C. gli antichi patavini strinsero un'alleanza con Roma contro i Galli Cisalpini, alleanza poi confermata più volte, in particolare al tempo della Battaglia di Canne (216 a.C.) e della guerra sociale (91 a.C.), quando Padova e altre città transpadane combatterono al fianco dei romani. Dal 49 a.C. divenne municipium romano, e in età augustea entrò a far parte della X Regio, della quale costituiva uno dei centri più importanti.
Nel periodo delle invasioni barbariche fu più volte devastata, prima dagli Unni nel 452-453, poi nel 601 dai Longobardi di Agilulfo, e infine dagli Ungari nell'899.

Il Medioevo
Padova nel TrecentoNel Basso Medioevo, Padova si distinse come libero Comune, partecipando alla Lega Veronese e alla Lega Lombarda contro l'imperatore Federico Barbarossa. A questo periodo risale la fondazione dell'Università (1222), una delle più antiche d'Italia. Padova comincia a espandere la propria importanza e i propri domini, in perenne lotta contro i comuni limitrofi e le grandi famiglie tra le quali quella degli Ezzelini da Onara. L'espansione del comune patavino fu tuttavia interrotta a più riprese, in particolar modo tra il 1237 e il 1256 dalla sanguinosa dominazione di Ezzelino III da Romano, ricordato per aver trucidato in un solo giorno oltre diecimila padovani.
Nel 1318 cambia l'assetto politico a Padova: inizia la Signoria dei Carraresi, con l'elezione a Capitano del Popolo di Jacopo da Carrara. Nel 1328, la città veniva conquistata da Cangrande della Scala ed entrava a far parte per un breve periodo dell'immenso territorio della signoria veronese. Il secolo successivo, pur turbato da continue lotte con le signorie limitrofe e con la minacciosa Venezia, fu per Padova l'apice del suo splendore, assoluta protagonista dell'arte e della cultura europea, grazie alla presenza di artisti e letterati quali Giusto de' Menabuoi, Guariento, Altichiero, Francesco Petrarca. La Signoria dei Carraresi finisce nel 1405, quando Padova dovette piegarsi definitivamente alla Repubblica di Venezia, dopo una lunga e cruenta lotta.

L’annessione alla Serenissima
Padova nel SeicentoNei successivi quattro secoli, Padova, pur perdendo importanza politica, poté godere della pace e della prosperità assicurata dalla signoria veneziana, nonché della libertà garantita alla sua Università, che richiamò studenti ed insegnanti da tutta Europa, divenendo uno dei maggiori centri dell'aristotelismo e attirando numerosi ed illustri intellettuali, come Galileo Galilei. Nel 1509, durante la guerra della Lega di Cambrai, Padova dovette subire un terribile assedio, che fu però respinto. Dopo lo scampato pericolo, la Serenissima procedette ad opere di fortificazione, costruendo la cinta muraria che ancora oggi presenta gran parte dell'aspetto originale.
Il Seicento fu un periodo politicamente e militarmente piuttosto tranquillo per Padova. L'unica eccezione è costituita dalla guerra di Candia (1645), contro gli ottomani, per il possesso dell'isola di Creta, occasione in cui alcune famiglie padovane riescono, al costo di un ingente contributo pecuniario, di essere ammesse nel patriziato veneto della Serenissima.

Tra il Lombardo-Veneto e il Regno d'Italia
Regno Lombardo-VenetoCaduta la Serenissima (1797), la città fu ceduta da Napoleone Bonaparte all'Austria. Dopo una breve parentesi all'interno del Regno d'Italia napoleonico, entrò a far parte nel 1815 del Regno Lombardo-Veneto asburgico. I 53 anni di dominazione di dominazione austriaca sono costellati da varie rivolte che culminano con l'insurrezione dell'8 febbraio 1848 e l'adesione della città alla neonata Repubblica Veneta di Daniele Manin. Padova entrò a far parte del Regno d'Italia solo nel 1866, in seguito alla terza guerra di indipendenza.

Il Novecento
Durante la Prima Guerra Mondiale, Padova ricopre un ruolo di primissimo piano, prima accogliendo i feriti e parte delle truppe, poi, dopo la rotta di Caporetto, diventando la sede del Comando Militare italiano e alleato. La città viene violentemente bombardata dagli Austriaci fino alla firma dell'Armistizio che avviene a Villa Giusti, a sud della città il 4 Novembre 1918. Dopo la Grande Guerra, la struttura della città si modifica, in parte a causa del continuo arrivo di lavoratori dalle campagne, dove la crisi agricola diventa sempre più forte, e la disoccupazione è un problema ancora più grave che in città. Nuovi quartieri sorgono ad allargare le periferie, la popolazione continua ad aumentare. Secondo il censimento del 1931 la provincia è la quarta più densamente popolata d'Italia dopo Milano, Napoli e Genova. Si ricostruisce ciò che i bombardamenti austriaci avevano distrutto. Le mura, per secoli naturale barriera tra città e campagna, vengono abbassate, quando non eliminate del tutto, per unire il centro cittadino ai nuovi quartieri.
La città è anche una delle prime in cui Mussolini trova seguito, fin dal 1919, quando si costituiscono i primi gruppi di simpatizzanti dei Fasci tra gli studenti dell'Università e poi tra i proprietari agricoli della Bassa Padovana. Ma la stragrande maggioranza dell'Università si oppose al Fascismo, arrivando ad abbracciare la lotta partigiana, anche a seguito dell'invito del Rettore, Concetto Marchesi. Per questo motivo l'Università degli Studi di Padova fu premiata con la Medaglia d'Oro al Valor Militare.
La posizione strategica e la presenza della ferrovia portano a bombardamenti massicci da parte degli Alleati. L'11 marzo 1944, uno dei più devastanti raid aerei abbatte la Chiesa degli Eremitani: con essa vanno in frantumi le cappelle affrescate da Mantegna, da Ansuino da Forlì, da Filippo Lippi e da Nicolò Pizzolo. La Cappella degli Scrovegni si salva solo grazie alla mobilitazione dei cittadini che l'avevano ricoperta interamente di sacchi di sabbia.

Dalla seconda metà del Novecento ai nostri giorni
Gli anni dal dopoguerra ad oggi sono stati per Padova di continuo sviluppo urbanistico ed economico grazie anche alla collocazione geografica, al centro di importanti vie di comunicazione favorevoli per industrie e servizi. La crisi sociale e politica degli anni settanta vide però il polarizzarsi delle tensioni in vicende spesso collegate all'estremismo di frange della comunità studentesca della città.
La città oggi sta vivendo importanti cambiamenti urbanistici, con la costruzione di nuovi moderni edifici direzionali e residenziali e con un profondo rinnovo della viabilità cittadina.