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Padova, città dell'affresco

Padova conserva nei suoi edifici pubblici o privati un imponente patrimonio di grandi cicli affrescati. Dal Trecento al Cinquecento, personalità quali Giotto, Altichiero, Giusto de’ Menabuoi, Mantegna, per citarne solo alcune, hanno testimoniato tramite le loro opere, il ruolo di particolare rilievo della città nell'evolu- zione della storia dell'arte in generale e della tecnica dell'affresco in particolare.
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CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI. Affreschi di Giotto (sec. XIV)

GIOTTO. Cappella degli ScrovegniIl ciclo di Giotto agli Scrovegni (1305), capolavoro dell'arte occidentale, è incentrato sulla salvezza, e comprende storie di Gioacchino, Maria e Cristo.
La narrazione si svolge sulla superficie interna della cap- pella, in panelli divisi da cornici geometriche, e finisce sulla controfacciata, con il Giudizio Universale. La lettura dei ri- quadri principali inizia all'arco trionfale, proseguendo verso l'ingresso con le storie di Gioacchino e Anna, per riprendere sul parete opposto, con le storie di Maria, fino alla lunetta sopra l'altare, ove è raffigurata l'Annunciazione. Scendendo di un livello, si trova la Visitazione, conclusione ideale delle storie di Maria e l'inizio di quelle di Gesù, che si svolgono lungo i due registri centrali. L'ultimo riquadro presenta la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli. Sotto, inizia il per- corso del registro inferiore, con quattordici allegorie dei vizi e delle virtù, che si fronteggiano a coppia.
La volta stellata su un cielo blu oltremare, è attraversata da tre fasce tras- versali con inserti di santi e angeli, che creano due riquadri con due tondi che rappresentano Cristo e la Madonna.
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CHIESA DEGLI EREMITANI
. Affreschi di Guariento e Menabuoi (sec. XIV) e Mantegna (sec. XV)

GUARIENTO. Chiesa degli EremitaniDagli affreschi di Guariento agli Eremitani (ca. 1365), quasi distrutti nel bombardamento del 1944, sono superstite nella Cappella Maggiore, le storie di S. Agostino e S. Filippo e, nello zoccolo, le allegorie dei sette Pianeti, affiancati cias- cuno da un personaggio maschile e uno femminile, raffigu- ranti le sette età dell'uomo.
Dalla decorazione di Menabuoi nella Cappella Cortellieri (ca. 1370), sono parzialmente visibili le undici figure di virtù e arti liberali e, nel sottarco, affreschi con Giovanni Battista e i santi protettori di Padova.

Nella Cappella Ovetari, dal ciclo pittorico di Mantegna (ca. 1456), dedicato ai S. Giacomo e S. Cristoforo, rimangono due episodi. Nel primo, in una composizione che mostra un bellissimo scenario urbano, sono raffigurate le vicende mar- tiriche di S. Cristoforo. Nel secondo, l'Assunzione è inqua- drata in un alto arco che crea una contiguità illusionistica tra l'interno della cappella ed il suo esterno, dilatando illusionis- ticamente lo spazio verso lo spettatore.
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BATTISTERO DEL DUOMO
. Affreschi di Menabuoi (sec. XIV)

MENABUOI. Battistero del DuomoGli affreschi del Battistero del Duomo (ca. 1375), con storie tratte dalla Genesi e dall'Apocalisse, sono il capolavoro di Giusto de Menabuoi.
La cupola presenta l'immagine maestosa del Paradiso, con Cristo al centro, con le Sacre Scritture in mano. All'interno dell’arcobaleno, lo circondano piccoli angeli alati. Seguono, disposti in cerchi concentrici, la Madonna in una mandorla di luce, con schiere di angeli e santi. Nel tamburo della cupola sono raffigurati 33 episodi della Genesi, con alcune imma- gini di grande suggestione fantastica, come quella di Cristo che crea il modo. A scendere, sui pennacchi, gli evangelisti, affiancati dai profeti, e sulle pareti, storie con San Giovanni Battista, Maria e Cristo, con impaginazioni compositive che tendono a privilegiare la chiarezza espositiva.
Ciò che emerge come tipico dell'artista è l'aspetto cromatico di grande raffinatezza, in cui predominano il bianco, il blu e l'arancio, con figure che si inseriscono in ampi paesaggi realistici o architecture in prospettiva.
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BASILICA DI S. ANTONIO. Affreschi di Altichiero, Jacopo Avanzi e Menabuoi (sec. XIV)

ALTICHIERO. Basilica del SantoNella Cappella di San Giacomo, la decorazione di Altichiero e Avanzi (1376-1379), con episodi della vita di S. Giacomo, desunti dalla Legenda sanctorum di Jacopo da Varazze, è disposta in una fascia superiore, con 8 lunette tra le vele della copertura, e una inferiore, sulle pareti laterali.
Il culmine della decorazione, opera di particolare bellezza, è la notevole Crocifissione della parete di fondo, ove si crea l'effetto illusionistico di un grande trittico, dovuto all'intera- zione tra pittura ed architettura. Altichiero riesce ad equili- brare la descrizione dei particolari e la visione d'insieme in un esito di estrema coerenza, in cui gioca un ruolo decisivo l'abilità nella resa dei volumi e dello spazio, prefigurando intuitivamente la "scatola prospettica" rinascimentale.

La Cappella dei Conti è decorata con un ciclo di affreschi attribuito a Giusto de' Menabuoi (1382), con storie di San Filippo e Giacomo Minore. La decorazione si caratterizza per un'avanzata maturazione in ordine ai problemi spaziali e per una maggiore attenzione agli effetti ottici.
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ORATORIO DI S. GIORGIO. Affreschi di Altichiero (sec. XIV)

ALTICHIERO. Oratorio di S. GiorgioGli affreschi di Altichiero all'Oratorio illustrano in modo rea- listico e con andamento narrativo, scene tratte dal Vangelo e Legenda sanctorum di Jacopo da Varazze. Il ciclo segue il modello di Giotto agli Scrovegni. Analoga la volta con fasce decorative e tondi – qui con i Dottori della Chiesa e gli Evan- gelisti –, e la struttura delle storie sulle pareti entro riquadri su registri sovrapposti, divisi da cornici ornamentali. Sulla controfacciata, trovano spazio storie dell'infanzia di Gesù; sul fondo, la Crocifissione; nella parte alta, l'incoronazione della Vergine, mentre sulle pareti laterali, sono raffigurate storie di S. Giorgio, S. Lucia e S. Caterina d'Alessandria.
La profusione dei dettagli, di sorprendente realismo, non si contrapone all'organizzazione corale della scena, finalizzata sempre ad indirizzare lo sguardo sui punti centrali della rap- presentazione. Le caratterizzazioni fisionomiche delle figure diventano spesso veri ritratti.
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REGGIA DEI CARRARESI. Affreschi di Guariento (sec. XIV)

GUARIENTO. Reggia CarrareseLa Cappella dei Principi, ora Biblioteca dell'Accademia Gali- leiana, raccoglie affreschi di Guariento, pittore di corte dei Signori di Carrara.
Gli affreschi (ca. 1349) sono disposti su due fasce, ciascuna con un fregio con scritte gotiche, illustranti le scene biblice dipinte. La narrazione è continua. Le storie di Noè, Abramo, Mosè, Ezechiele e Giuditta sono illustrate con numerosi par- ticolari realistici, nel tono di una raffinata eleganza di corte.
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ORATORIO DI S. MICHELE. Affreschi di Jacopo da Verona (sec. XIV)

JACOPO DA VERONA. Oratorio S. MicheleGli affreschi di Jacopo da Verona nell'Oratorio di S. Michele (1397), sono incentrati sul ciclo mariano. L'Annunciazione, la Natività, l'Adorazione dei magi, l'Ascensione e la Morte della Vergine sono alcuni dei temi narrati. Il sottarco della cap- pella è decorato con i busti dei quattro evangelisti e con al- cuni Dottori della Chiesa.
Dagli affreschi emerge la figura di un pittore eclettico, che dimostra la formazione presso la scuola di Altichiero e le in- fluenze artistiche di Giotto, Menabuoi e Jacopo Avanzo.
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PALAZZO DELLA RAGIONE. Affreschi di Stefano da Ferrara e Nicolò Miretto (sec. XV)

Prudenza e Giustizia. Palazzo della RagioneIspirati ad Astrolabium planum di Pietro d'Abano, gli attuali affreschi del Salone sono stati eseguiti da Nicolò Miretto e Stefano da Ferrara dopo che un incendio nel 1420 distrusse le decorazioni originali attribuite a Giotto e Menabuoi.
La decorazione si estende su tutta la superficie ed è sud- divisibile in 2 fasce: una superiore e una inferiore. La fascia superiore raffigura il sapere astrologico del tempo, cioè l'in- flusso degli astri sulle attività umane e sui caratteri. È com- posto da circa 300 riquadri disposti su tre file sovrapposte e divisi verticalmente da finti pilastri a sezione esagonale. Il ciclo è diviso in 12 sezioni corrispondenti ai mesi dell'anno, ognuna con 27 comparti rappresentanti un apostolo, la raffi- gurazione del segno zodiacale del mese, la personificazione di un pianeta, le occupazioni del mese, le azioni buone e malvagie dovute all'influenza dei pianeti e le costellazioni.
Processo a Pietro d'Abano. Palazzo della RagioneLa fascia inferiore inizia con le virtù cardinali, collocate in corrispondenza del Tribunale del Sigillo o del Podestà. Qui si incontra la prima rappresentazione della Giustizia in veste di virtù: seduta, posizione frontale, sguardo verso l'esterno, nimbo dorato, tunica rossa, mantello bianco, spada verticale con punta rivolta verso l'alto nella mano sinistra, bilancia a 2 piatti nella destra. La decorazione continua con gli animali emblemi dei vari banchi giudiziari. Negli spazi interposti, sono rappresentati la Vergine, i santi protettori di Padova, dei Dottori della Chiesa, allegorie e scene di giudizio.
Sulle pareti meridionale e occidentale sono affrescate due scene: il giudizio di Salomone e il processo per magia a Pietro d'Abano.
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SCUOLA DEL SANTO. Affreschi di Tiziano ed altri (sec. XVI)

TIZIANO. Scoletta del SantoLa decorazione della sala capitolare della Scuola del Santo costituisce il più notevole complesso di affreschi del primo Cinquecento a Padova. Le opere di Bartolomeo Montagna, Francesco Vecellio, Domenico Campagnola, Girolamo dal Santo, Giovanni Antonio Corona, Filippo da Verona e Tiziano hanno come tematica i miracoli di S. Antonio da Padova.
3 sono gli affreschi di Tiziano alla Scuola del Santo: il marito geloso e la donna ferita, il miracolo del neonato e del piede risanato. Negli episodi, le figure si dispongono con sicurezza nello spazio, relazionandosi in maniera naturale attraverso gesti e sguardi che mostrano come Tiziano abbia già assimi- lato i fondamenti del nuovo classicismo cinquecentesco. In alcuni dei volti si osserva una particolare attenzione verso la caratterizzazione fisionomica e psicologica, dimostrazione della la sua grande abilità ritrattistica.
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PALAZZO VESCOVILE. Affreschi di Jacopo da Montagnana e Bartolomeo Montagna (sec. XVI)

Salone dei Vescovi. Palazzo Vescovile
Gli affreschi di Jacopo da Montagnana (sec. XV), nella Cap- pella di S. Maria degli Angeli del Palazzo Vescovile, sono in- centrati sul Credo apostolico. Gli apostoli sono rappresentati in mezza figura fra comparti ed arabeschi graziosi, mentre sul soffitto sono dipinti gli evangelisti e i Dottori della Chiesa. Nell’abside risalta il trittico con l’Annunciazione e gli arcan- geli Michele e Raffaele.
La decorazione del Salone dei Vescovi, voluta dal vescovo Pietro Barozzi e realizzata da Bartolomeo Montagna nel Cin- quecento, è composta dai ritratti dei primi 100 vescovi pado- vani, a partire da S. Prosdocimo. Sopra un fregio dorato a grottesche, unito ad una decorazione con figure geome- triche e naturalistiche, i busti dei prelati patavini si stagliano sullo sfondo di un cielo luminoso. Sul marcapiano superiore in finto marmo, compare il nome del vescovo con gli anni del servizio vescovile.
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PALAZZO LIVIANO. Affreschi di Domenico Campagnola, Stefano d'Arzere, Gualtiero (sec. XVI)

Sala dei Giganti. Palazzo LivianoDal ciclo originario di affreschi trecenteschi della Sala dei Giganti del Palazzo Liviano, ideato su De viris illustribus di Francesco Petrarca e rappresentando alcuni grandi perso- naggi della storia di Roma, è rimasto solo un frammento che ritrae il poeta. La decorazione attuale, eseguita nel Cinque- cento da Campagnola, Stefano dall’Arzere e Gualtiero, si ri- collega al ciclo originale, con una selezione di 36 personaggi illustri, tra cui monarchi d’età regia e imperiale e personaggi dell’epoca repubblicana. Ha una struttura tripartita: la figura è accompagnata da un titulus o elogium, un testo latino in prosa che propone una succinta biografia del personaggio, e da un riquadro con scene che evocano le sue imprese. Le due pareti minori ospitano le immagini di sei uomini di let- tere patavini o legati all’ambiente culturale padovano.
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SCOLETTA DEL CARMINE. Affreschi di Campagnola e Girolamo dal Santo (sec. XVI)

CAMPAGNOLA. Scoletta del CarmineGli affreschi del Cinquecento della Scoletta del Carmine, pur essendo opera di pittori diversi, presentano un'unico tema, incentrato sulle figura della Vergine Maria. La decorazione si snoda in 16 riquadri che iniziano con la Cacciata di Gioachino dal tempio e si concludono con l’Assunzione di Maria.
A parte la mancanza dell’Annunciazione della Vergine, dovuta probabilmente alla scomparsa della decorazione sulla parete di fondo, la scelta tematica privilegia episodi meno frequenti, ma più intimi, come Maria nel tempio e Maria nella casa di Giuseppe rispetto a momenti più noti come la Visitazione o le Nozze di Cana. Gli affreschi sono inquadrati da colonne di- pinte, sovrastate da un fregio ornamentale con fauni, cartigli e monocromi di soggetto antico.
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CHIESA DI S. FRANCESCO GRANDE. Affreschi di Girolamo dal Santo (sec. XVI)

GEROLAMO DAL SANTO. Chiesa S. Francesco GrandeGli affreschi della Cappella di Santa Maria della Carità, nella Chiesa di S. Francesco, sono stati eseguiti da Girolamo dal Santo (1523-1524) e raffigurano episodi della vita di Maria e di altri personaggi biblici. Sulla volta a botte vi è rappresen- tato l'Eterno Padre, sul sottarco, le Sibille. Il tetramorfo dei quattro evangelisti, sulla volta a crociera.
Nella Scuola della Carità, il ciclo dipinto da Dario Varotari nel 1579, è l'ultimo complesso di affreschi eseguiti a Padova nel secolo XVI. I 12 riquadri incentrati sulla vita di Maria, pre- sentano episodi come la Cacciata di Gioacchino dal tempio, la Natività della Vergine, la Presentazione al Tempio, Il Ma- trimonio della Vergine, l'Annunciazione ecc. Un tredicesimo riquadro contiene i ritratti di Baldo Bonafari e di Sibilla de Cetto, grandi benefattori e committenti del primo grande os- pedale di Padova. Gli affreschi sono caraterizzati da un evi- dente gusto per i colori intensi e da un abile equilibrio nella composizione delle figure.
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ORATORIO DI S. ROCCO. Affreschi di Campagnola, Gualtiero e Stefano dall'Arzere (sec. XVI)

Oratorio S. RoccoIl ciclo di affreschi all'Oratorio di San Rocco venne realizzato tra 1536-1545 da alcuni esponenti minori del Cinquecento padovano, tra cui Campagnola, Gualtiero, Stefano d'Arzere. La decorazione sulla vita di S. Rocco, alterna scene paesag- gistiche ed interni domestici con architetture e decorazioni a grottesche, in questo modo facendo conoscere degli usi e abitudini del tempo.
Nell’affresco di Stefano dall’Arzere, che riproduce i funerali del santo, è rappresentata la via porticata di una città con edifici in costruzione che richiamano l’antico quartiere di S. Lucia, demolito nel XX secolo per fare posto ai moderni edi- fici di piazza Insurrezione e delle vie adiacenti.
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ORATORIO DEL REDENTORE. Affreschi di Girolamo dal Santo e Campagnola (sec. XVI)

GIROLAMO DAL SANTO. Oratorio del RedentoreDalla decorazione dell'Oratorio del Redentore della Chiesa della Santa Croce di Gerusalemme (ca. 1537), attualmente restano visibili 144 metri quadrati, attribuiti a Girolamo Dal Santo e Domenico Campagnola. Gli affreschi presentano la passione di Gesù Cristo, i santi protettori di Padova e i busti di profeti. Sono narrati episodi della storia della redenzione: l'Ultima cena, l'Orazione nell'orto, il Bacio di Giuda (parete orientale), Cristo davanti a Pilato, la Crocifissione, la Deposi- zione nel sepolcro (parete occidentale). Sulla parete meri- dionale, lo spazio è riservato ai santi protettori di Padova: S. Giustina, S. Prosdocimo, S. Antonio e S. Daniele. Le scene, nella maggior parte attribuite a Girolamo del Santo, presen- tano un cromatismo molto intenso, a impasto, che non ha riscontro in altri cicli pittorici attribuiti allo stesso autore. A Domenico Campagnola sono invece attribuiti alcuni riquadri della parete meridionale.
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ORATORIO DI S. BOVO. Affreschi di Domenico Campagnola e Stefano dell'Arzere (sec. XVI)

Oratorio S. BovoIl ciclo cinquecentesco della sala superiore dell'Oratorio di S. Bovo, opera di Domenico Campagnola e Stefano dell’Arzere, presenta storie della vita e della passione di Cristo.
Gli affreschi decoravano originariamente l'oratorio di S. Bovo in via del Seminario. Quando fu trasferito (1908), la decora- zione venne staccata e sistemata nella disposizione attuale.
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PALAZZO MORONI

Affreschi di Campagnola e Gasparo Giona (sec. XVI)

Gli affreschi cinquecenteschi della Sala dei Nodari del Pa- lazzo Moroni, un tempo Cappella del Collegio dei Notai, tra- dizionalmente attribuiti a Domenico Campagnola e Gasparo Giona, sono di tematica religiosa: San Giovanni Battista in gloria, San Giovanni Evangelista, San Paolo e San Rocco, protettori della città (nel soffitto), vescovi e Storie con S. Giovanni Battista (sulle pareti lateriali).
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ODEO CORNARO. Affreschi di Gualtiero e Lambert Sustris (sec. XVI)

Odeo CornaroAll'Odeo Cornaro, la volta del vano centrale presenta deco- razioni a grottesche su fondo chiaro, un motivo molto diffuso nella prima metà del Cinquecento. Attribuiti a Gualtiero, gli affreschi presentano un “turbinio” di putti, satiri, vasi, an- tiche divinità e misteriose figure incappucciate, una simbo- logia legata alla pratica alchimistica e ai riti contadini.
Nelle sale attigue, si aprono ariosi paesaggi, opere attribuite all'olandese Lambert Sustris.